ETS: nomina Presidente


Forniti chiarimenti in merito all’organo legittimato a nominare il Presidente all’interno degli enti del Terzo Settore (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Nota 07 giugno 2021, n. 7551).

Ai sensi dell’art. 25, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 117/20217, spettano in via generale all’assemblea i poteri di nomina e revoca dei componenti degli organi sociali. Tale volontà dell’organo assembleare può essere declinata nello statuto sia nelle forme dell’elezione diretta del presidente da parte dell’assemblea, sia nelle forme dell’elezione indiretta da parte di un organo comunque eletto dall’assemblea (come nel caso del presidente la cui individuazione viene attribuita all’organo di amministrazione, che lo elegge tra i propri componenti di nomina assembleare). In tale prospettiva, pertanto, il principio di democraticità viene salvaguardato in tutti i casi in cui lo statuto faccia discendere la scelta del presidente da una manifestazione della volontà assembleare, diretta o indiretta. Per altro verso, deve ritenersi contraria al dettato dell’articolo 25, comma 1, lettera a) del Codice, in quanto lesiva del necessario primato assembleare, ogni previsione statutaria che, lungi dal configurare un concorso di tutti gli associati alla nomina del presidente dell’associazione, mediante gli istituti di democrazia diretta o indiretta di cui si è detto, riservi, al contrario, quest’ultima, ad esempio, ad una parte degli associati, ad un soggetto esterno o la affidi ad un’estrazione a sorte.
Anche nell’ipotesi di elezione indiretta del presidente, proprio perché tale individuazione è comunque fondata su di una volontà assembleare, deve rimanere intatto in capo all’assemblea il potere di revoca nei confronti del presidente, al pari delle competenze dell’assemblea in tema di responsabilità.
Con riferimento alla nomina dell’organo di controllo nelle fondazioni del Terzo settore, è fatta salva l’ipotesi dell’esistenza di un organo assembleare o di indirizzo la cui costituzione sia espressamente prevista in sede statutaria e al quale lo statuto demandi tale compito, sempre “nei limiti in cui ciò sia compatibile con la natura dell’ente quale fondazione e nel rispetto della volontà del fondatore”, consentendo l’applicabilità delle disposizioni in materia di competenze dell’assemblea. Più in generale, il Codice si limita a prevedere la nomina dell’organo, senza individuare il soggetto cui essa spetti (soggetto che non è necessariamente un altro organo del medesimo ente, potendo essere anche un soggetto esterno), considerata la peculiarità della fondazione come istituto giuridico e la difficoltà di prevedere regole generali applicabili a tutte le possibili situazioni senza rischiare di ledere la volontà del fondatore (cui l’ordinamento attribuisce comunque particolare valore).
Il Ministero del Lavoro, nella citata nota n. 7551/2021, sottolinea che la possibilità che competa ad un amministratore monocratico la nomina dell’organo di controllo sembrerebbe peraltro un’ipotesi “di scuola”, in concreto abbastanza irrealistica, considerato che in tal caso l’organo di amministrazione sarebbe chiamato a nominare il proprio controllore.
Infine, rammenta che l’organo di controllo, a prescindere dalle modalità di nomina, è titolare di una propria responsabilità (art. 28 CTS, art. 2407 c.c.) nei confronti, oltre che dell’ente, dei soggetti terzi e dei fondatori; infine che a tutela del patrimonio e della volontà dei fondatori il codice civile ha previsto un peculiare ruolo in capo all’autorità governativa, che ai sensi dell’art. 90 del Codice del terzo settore è rinvenibile nell’Ufficio del RUNTS.