Mancato riconoscimento qualifica di imprenditore agricolo professionale: giurisdizione ordinaria

I giudici della Corte di Cassazione, sezioni unite, hanno affermato che le controversie riguardanti i provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La circostanza che l’atto determini la decadenza dalle agevolazioni fiscali fruite per effetto della qualifica di IAP non può ritenersi sufficiente a giustificare l’intervento del giudice tributario (Sentenza 11 settembre 2018, n. 22086).

FATTO


La società agricola ha promosso ricorso dinanzi al giudice tributario contro il provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale, chiedendo altresì la declaratoria di non decadenza delle connesse agevolazioni tributarie fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto per conferimento di un complesso immobiliare rurale da costituire in compendio unico.
I giudici tributari hanno respinto l’impugnativa dichiarando il difetto di giurisdizione.
La società ho proposto, dunque, ricorso in Cassazione sostenendo, in ragione dell’inscindibile connessione tra la richiesta di riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale e la domanda di mantenimento delle conseguenti agevolazioni fiscali fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto, la natura sostanzialmente tributaria della controversia.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha osservato che il provvedimento impugnato riguarda l’accertamento dell’esistenza dei requisiti prescritti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo; a fronte di ciò, la domanda di “declaratoria di non intervenuta decadenza dalle agevolazioni tributarie” non può ritenersi del tutto inidonea a radicare la giurisdizione tributaria, non essendo configurabile alcun rapporto di natura tributaria, né sul piano oggettivo, poiché la domanda citata concerne un effetto dell’ottenimento della qualifica anzidetta (e cioè un aspetto successivo alla richiesta di questa), né sul piano soggettivo, in assenza di un soggetto dotato di potestas impositiva.
Perciò, secondo la Suprema Corte, nei confronti di tale provvedimento la giurisdizione deve ritenersi devoluta al giudice ordinario, poiché l’oggetto del giudizio è costituito dall’accertamento, in capo al soggetto, dei requisiti stabiliti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo professionale; la pretesa attiene, pertanto, a una posizione di diritto soggettivo, senza che ne risultino coinvolti provvedimenti autoritativi con profili di discrezionalità.
Invero, precisano i giudici della Corte Suprema, la giurisdizione tributaria comprende le controversie aventi ad oggetto “tributi di ogni genere e specie comunque denominati”. Ciò significa che occorre, da un lato, che si tratti di controversie in cui sia configurabile un rapporto di natura effettivamente tributaria, cioè concernente prestazioni patrimoniali imposte di natura tributaria, al fine di evitare la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali, e, dall’altro, che alla controversia non sia estraneo l’esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione, proprio del rapporto tributario, il quale non è configurabile in assenza di un soggetto investito, in senso lato, di potestas impositiva.